
La storica economica ed economista del lavoro americana, prima donna ad avere una cattedra di economia ad Harvard, è la terza donna a ricevere il Premio Nobel per l'economia.
Il premio rappresenta un'ottima notizia per gli studi di genere in ambito economico. Tra i diversi ambiti di approfondimento di Goldin spicca quello relativo al gender pay gap, ovvero il gap salariale esistente per genere a parità di livello contrattuale.
I dati europei e italiani ci dicono che l'indicatore "GPG" (gender pay gap) in Italia si attesta intorno al 5% (dato ISTAT 2018) a sfavore del mondo femminile, mentre in Europa è attorno al 15% (dato EUROSTAT 2018). Eppure il divario reale nel 2018 in Italia è risultato pari al 43% contro il 36,7% dell'UE. Come è possibile? Per capirlo è necessario considerare diversi indicatori.
Per misurare le effettive differenze tra uomini e donne nei redditi da lavoro vanno utilizzati indicatori ad hoc, che colgano anche le reali dicotomie del contesto sociale: ad esempio il fatto che molte donne non sono presenti nel mercato del lavoro, o lavorano per meno tempo rispetto agli uomini perché impegnate in attività di cura non remunerate.
Per apprezzare il peso del GPG è necessario considerare se le differenze nelle retribuzioni riguardino donne e uomini con le stesse caratteristiche economiche (istruzione, esperienza, settore) oppure no. Solo nel secondo caso possiamo parlare di effettiva discriminazione.
Scomponendo il GPG "grezzo" in parte "spiegata" e parte "non spiegata", in Italia il GPG "corretto" risulta addirittura il doppio di quello grezzo: le italiane sono favorite per livello di istruzione, ma sfavorite per i settori in cui sono inserite (meno remunerativi) e per il frequente ricorso al part time.
Il "GHG" (Gender Hours Gap) misura il divario tra le ore medie mensili lavorate dai due generi: nel 2018 in Italia è pari al 18% contro una media UE del 12%. Il "GOEG" (Gender Overall Earnings Gap) aggrega tre indicatori — gap salariale orario (GPG), gap delle ore lavorate (GHG) e gap nei tassi di occupazione (GEG) — e nel 2018 in Italia è risultato pari al 43% contro il 36,7% dell'UE.
Nell'esaminare la situazione bisogna tenere in considerazione, oltre alle possibili discriminazioni remunerative individuate dal GPG, anche le scelte di partecipazione, influenzate da molti fattori tra cui preferenze individuali, vincoli e condizioni del mercato del lavoro.